#WorldEconomicForum2026: pace, sicurezza ed economia in un mondo frammentato

Dal 19 al 23 gennaio 2026 si è svolto a Davos, in Svizzera, il 56° World Economic Forum Annual Meeting, riunendo quasi tremila leader politici, economici, accademici e della società civile provenienti da circa 130 Paesi per confrontarsi sulle sfide globali più urgenti in un mondo fratturato e competitivo. Il tema dichiarato dagli organizzatori era "A Spirit of Dialogue", un auspicio di cooperazione che ha fatto da cornice a dibattiti intensi e spesso polarizzati.
Il primo giorno ha visto confronti serrati sullo stato della cooperazione internazionale e sulla crisi dell'ordine multilaterale. Discorsi di apertura di figure come Emmanuel Macron hanno sottolineato con forza che l'attuale contesto geopolitico è segnato da instabilità e da una preoccupante tendenza a ignorare il diritto internazionale, con l'erosione delle regole che storicamente hanno sostenuto la pace globale e la prevedibilità dei rapporti tra Stati.
La sicurezza globale ha dominato l'agenda dei giorni successivi: sessioni con rappresentanti della NATO e Capi di Stato europei hanno affrontato la capacità della difesa collettiva in un'epoca di rivalità tra grandi potenze, con particolare attenzione alle implicazioni della guerra in Ucraina e alle tensioni in aree strategiche come l'Artico. La discussione ha messo in evidenza la necessità di rafforzare l'alleanza atlantica e le capacità difensive degli alleati, pur mantenendo un forte impegno per soluzioni diplomatiche.
Un momento cruciale è stato segnato dall'annuncio del nuovo organismo battezzato Board of Peace, promosso dagli Stati Uniti come iniziativa per promuovere cessate il fuoco e mediazione, con un primo focus sulla crisi di Gaza, e sottoscritto da una ventina di paesi partecipanti. Nel contempo, incontri bilaterali tra il presidente Trump e il presidente ucraino Zelensky hanno ribadito l'impegno – almeno dichiarato – a porre fine alla guerra in Ucraina. Contestualmente, è stato annunciato un imminente incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina negli Emirati Arabi Uniti, un raro foro diplomatico diretto mirato a esplorare possibili soluzioni alla guerra, anche se le posizioni sulle questioni territoriali restano profondamente divergenti.
Parallelamente alle questioni di sicurezza, i partecipanti hanno sottolineato l'importanza di risposte economiche solide per sostenere la stabilità internazionale. Il rapporto sui rischi globali pubblicato in vista del Forum ha identificato la confrontazione geoeconomica, la disinformazione e la polarizzazione sociale tra i maggiori rischi a breve termine, imprimendo all'agenda dei lavori un senso di urgenza nella riforma delle istituzioni e nella promozione di strutture di cooperazione più efficaci.
I dibattiti economici hanno affrontato anche la trasformazione del mercato del lavoro e le sfide tecnologiche: i vertici di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea hanno avvertito che l'espansione dell'intelligenza artificiale e le perturbazioni nei mercati del lavoro richiedono politiche strutturali innovative per mitigare disuguaglianze e promuovere crescita sostenibile.
Nei documenti finali e nei Global Risks Report 2026 e The Global Cooperation Barometer, presentati dal Forum, emerge una chiara fotografia di un mondo in cui le tensioni geopolitiche, economiche e sociali sono profondamente interconnesse. Pur riconoscendo le tensioni, i report insistono sulla necessità di un multilateralismo rinnovato: cooperazione commerciale responsabile, investimenti in capitale umano, sviluppo tecnologico etico e difesa di istituzioni globali sono indicati come leve irrinunciabili per un futuro stabile e prospero.
Nel complesso, la cinque giorni di Davos 2026 si è conclusa con un messaggio pragmatico: nessuna delle sfide – dalla pace alla sicurezza economica – può essere affrontata in isolamento. Il Forum ha ribadito che la cooperazione internazionale deve essere rivitalizzata su basi concrete e non meramente retoriche, affinché le trasformazioni globali producano risultati stabili e inclusivi per tutte le regioni del pianeta.
