Stretto di Hormuz, petrolio russo e guerra in Ucraina: la nuova geopolitica dell’energia globale

14.03.2026

Lo Stretto di Hormuz è uno dei punti più sensibili dell'intero sistema economico mondiale. Situato tra Iran e Oman, questo passaggio marittimo collega il Golfo Persico all'Oceano Indiano ed è attraversato quotidianamente da una parte enorme del commercio energetico globale. Si stima che circa un quinto del petrolio mondiale transiti proprio da queste acque relativamente strette. Questo rende lo stretto uno dei principali nodi strategici della sicurezza energetica internazionale e uno dei luoghi più osservati dalla geopolitica contemporanea.

Le tensioni militari e politiche nella regione hanno riportato al centro dell'attenzione la possibilità che il traffico navale nello stretto venga limitato o reso pericoloso. Anche senza una guerra navale tradizionale, il passaggio delle petroliere potrebbe essere compromesso attraverso strumenti relativamente semplici come mine navali, droni o attacchi con piccole imbarcazioni armate. La guerra marittima contemporanea è infatti sempre più asimmetrica e questo rende lo Stretto di Hormuz particolarmente vulnerabile.

Se il traffico delle petroliere dovesse rallentare o interrompersi, l'impatto sull'economia globale sarebbe immediato. Il petrolio del Golfo Persico è destinato ai mercati europei e asiatici e rappresenta una quota significativa dell'approvvigionamento energetico mondiale. In caso di blocco dello stretto, le petroliere sarebbero costrette a percorrere rotte molto più lunghe, come la circumnavigazione dell'Africa attraverso il Capo di Buona Speranza. Questo comporterebbe settimane di viaggio in più, costi di trasporto molto più elevati e una riduzione dell'offerta energetica disponibile sul mercato internazionale.

Una simile situazione farebbe rapidamente salire il prezzo del petrolio e potrebbe provocare un effetto domino sull'economia globale: aumento dei costi energetici, crescita dell'inflazione e difficoltà per i sistemi industriali più dipendenti dalle importazioni di energia. In particolare l'Europa risulterebbe particolarmente esposta, perché una parte significativa del suo fabbisogno energetico dipende dalle rotte marittime che attraversano il Medio Oriente.

In questo scenario energetico estremamente fragile si inseriscono anche le recenti scelte politiche che riguardano il petrolio russo. L'allentamento di alcune restrizioni sugli acquisti di petrolio proveniente dalla Russia, attribuito alla strategia dell'amministrazione Trump, rappresenta un elemento che potrebbe modificare gli equilibri del mercato energetico globale. Da un lato questa scelta potrebbe contribuire a evitare uno shock petrolifero nel caso in cui la crisi nello Stretto di Hormuz riducesse l'offerta mondiale di energia. Dall'altro lato, tuttavia, essa rischia di rafforzare economicamente la Federazione Russa proprio mentre il conflitto in Ucraina continua a rappresentare uno dei principali fronti di tensione internazionale.

L'economia russa è fortemente dipendente dalle esportazioni di petrolio e gas. Le entrate energetiche costituiscono una parte fondamentale del bilancio statale e rappresentano una delle principali risorse finanziarie che sostengono lo sforzo militare di Mosca. Se il mercato globale dovesse assorbire con maggiore facilità il petrolio russo, la Russia potrebbe beneficiare di maggiori entrate economiche e quindi disporre di risorse più ampie per sostenere la propria strategia militare nel conflitto ucraino.

Il paradosso geopolitico è evidente. Nel tentativo di stabilizzare il mercato energetico mondiale e di contenere l'aumento dei prezzi del petrolio causato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, si rischia di rafforzare economicamente uno degli attori coinvolti in un altro grande conflitto internazionale. Energia, sicurezza e guerra diventano così elementi di un'unica dinamica globale in cui le decisioni economiche e politiche prese in una regione del mondo possono produrre conseguenze strategiche in un'altra.

Dal punto di vista giuridico, la libertà di navigazione rappresenta uno dei principi fondamentali del diritto internazionale del mare. La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 riconosce il diritto di transito negli stretti utilizzati per la navigazione internazionale, stabilendo che gli Stati costieri non possono impedire arbitrariamente il passaggio delle navi. Tuttavia la realtà geopolitica dimostra che questi principi giuridici sono spesso messi alla prova dalle tensioni tra Stati e dalla competizione per il controllo delle risorse energetiche.

La crisi nello Stretto di Hormuz, l'evoluzione delle sanzioni energetiche contro la Russia e la guerra in Ucraina non sono fenomeni separati. Sono piuttosto manifestazioni diverse di una stessa competizione geopolitica globale in cui il controllo delle rotte energetiche e delle risorse naturali continua a rappresentare uno degli strumenti principali di potere nella politica internazionale contemporanea. Comprendere queste connessioni significa comprendere una parte essenziale delle trasformazioni che stanno ridefinendo l'equilibrio economico e strategico del mondo.

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