Regolarizzazione dei migranti in Spagna: profili giuridici, impatto economico e sfide europee

23.02.2026

Con decreto approvato dal Consiglio dei Ministri nel gennaio 2026, il Governo della Spagna ha introdotto una misura straordinaria di regolarizzazione amministrativa rivolta a persone straniere presenti sul territorio nazionale in condizione di irregolarità, mediante l'ampliamento e la semplificazione dei presupposti per il rilascio di un titolo di soggiorno. L'intervento si colloca nel quadro della Ley Orgánica 4/2000 sobre derechos y libertades de los extranjeros en España y su integración social (Ley de Extranjería), incidendo in particolare sugli istituti dell'arraigo social, laboral e familiar, attraverso una disciplina derogatoria e temporalmente delimitata.

Sotto il profilo applicativo, il decreto di gennaio 2026 individua requisiti oggettivi e soggettivi puntuali ai fini dell'accesso alla procedura straordinaria. Tra i requisiti oggettivi rileva, in primo luogo, la prova di una permanenza continuativa sul territorio spagnolo per un periodo minimo determinato – accertabile mediante iscrizione anagrafica, contratti di locazione, documentazione sanitaria o scolastica – nonché l'assenza di provvedimenti di espulsione esecutivi non sospesi. È altresì richiesto un radicamento effettivo ("arraigo") dimostrabile attraverso un'offerta di lavoro conforme alla normativa vigente, ovvero la sussistenza di legami familiari stabili con cittadini spagnoli o stranieri regolarmente soggiornanti, o ancora la partecipazione a percorsi formativi e di integrazione sociale riconosciuti dalle autorità competenti.

Sul versante soggettivo, il decreto esige l'assenza di precedenti penali gravi nello Stato spagnolo e nei Paesi di precedente residenza, secondo un criterio di valutazione fondato sulla proporzionalità e sulla pericolosità sociale attuale. È inoltre richiesta la sottoscrizione di un impegno al rispetto dell'ordinamento costituzionale e delle norme di convivenza democratica. La procedura si caratterizza per termini amministrativi accelerati, per la digitalizzazione delle istanze e per un sistema di controllo ex post volto a verificare la permanenza dei presupposti che hanno giustificato il rilascio del titolo di soggiorno.

In tal modo, la regolarizzazione non assume la forma di un condono indiscriminato, bensì di un istituto amministrativo strutturato, fondato su criteri verificabili e su un bilanciamento tra esigenze di integrazione, ordine pubblico e certezza del diritto, in coerenza con i principi costituzionali e con gli obblighi derivanti dall'appartenenza della Spagna all'Unione europea.

La decisione si colloca in un contesto europeo segnato da una crescente tensione tra esigenze di controllo delle frontiere e tutela dei diritti fondamentali. Se molti Stati membri dell'Unione europea hanno adottato negli ultimi anni politiche restrittive, la Spagna sembra aver scelto una traiettoria differente, valorizzando l'integrazione quale strumento di stabilizzazione sociale ed economica. Non si tratta, dunque, di un gesto isolato, bensì di una strategia che si inserisce nel più ampio dibattito sul futuro delle politiche migratorie dell'Unione, anche alla luce del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo.

Sotto il profilo giuridico, la regolarizzazione massiva si fonda su un presupposto pragmatico: l'irregolarità prolungata non elimina la presenza, ma la rende invisibile e vulnerabile. Le persone prive di documenti lavorano, abitano, contribuiscono – spesso in settori essenziali quali agricoltura, edilizia, assistenza domestica – ma restano esposte a sfruttamento, ricatto e marginalizzazione. Conferire uno status legale significa sottrarre queste persone all'economia sommersa, ampliare la base contributiva e rafforzare il principio di legalità sostanziale.

Dal punto di vista costituzionale, la scelta si collega ai principi di dignità della persona e di uguaglianza formale e sostanziale. La Costituzione spagnola del 1978, pur riconoscendo allo Stato la competenza in materia di immigrazione, non esclude la tutela dei diritti fondamentali degli stranieri. La giurisprudenza del Tribunal Constitucional ha più volte ribadito che i diritti fondamentali non sono prerogativa esclusiva dei cittadini, ma spettano a tutte le persone presenti sul territorio, nei limiti stabiliti dalla legge e nel rispetto del principio di proporzionalità.

Sul piano economico, il provvedimento risponde a un'esigenza concreta: la Spagna affronta un progressivo invecchiamento della popolazione e una carenza di manodopera in diversi comparti produttivi. Regolarizzare significa anche pianificare, riconoscere competenze, garantire contributi previdenziali e stabilità fiscale. L'esperienza comparata dimostra che le sanatorie, se accompagnate da politiche di integrazione e da controlli efficaci, possono produrre effetti positivi in termini di crescita e coesione sociale.

Non mancano, tuttavia, le criticità. Ogni misura straordinaria rischia di essere percepita come incentivo all'irregolarità futura se non è accompagnata da una governance coerente delle frontiere e da canali legali di ingresso sufficienti. Inoltre, la sostenibilità amministrativa – tempi, procedure, capacità degli uffici – rappresenta un banco di prova decisivo. Una regolarizzazione efficace richiede criteri chiari, verificabili e non discriminatori.

Sul piano politico europeo, la scelta spagnola riapre una questione centrale: l'immigrazione è un fenomeno strutturale e non emergenziale. Continuare a trattarlo come crisi episodica alimenta polarizzazione e insicurezza. Affrontarlo come componente stabile delle società contemporanee implica invece investimenti in inclusione, formazione linguistica, accesso al lavoro regolare e politiche abitative.

La decisione di Madrid assume dunque un valore simbolico oltre che pratico. In un'Europa attraversata da narrazioni securitarie, la Spagna afferma che la gestione dei flussi può coniugarsi con la tutela della dignità umana e con l'interesse nazionale. È una scommessa politica e giuridica che merita di essere osservata con rigore analitico, evitando tanto l'enfasi ideologica quanto la demonizzazione aprioristica.

In prospettiva, il vero interrogativo non riguarda soltanto il numero delle persone che otterranno un permesso di soggiorno, ma il modello di società che si intende costruire. Se l'inclusione sarà accompagnata da diritti effettivi e doveri chiari, la regolarizzazione potrà rappresentare un passo verso una cittadinanza più inclusiva e una democrazia più matura. Se, al contrario, resterà misura isolata, rischierà di trasformarsi in soluzione temporanea a un fenomeno permanente.

La Spagna, con questa scelta, sembra voler affermare che la legalità non è mera esclusione, ma anche riconoscimento. Ed è proprio in questo equilibrio tra controllo e dignità che si gioca oggi una delle partite più delicate del diritto pubblico europeo.

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