Ovovia di Trieste: progetto strategico o occasione perduta? Il caso che divide la città

09.06.2026

A Trieste il dibattito sull'ovovia non è più soltanto una questione urbanistica. È diventato un caso politico, amministrativo ed economico che coinvolge istituzioni, cittadini, associazioni, tecnici e magistratura amministrativa. Dopo la recente pronuncia del TAR del Lazio e le dichiarazioni contrastanti provenienti sia dalla maggioranza sia dall'opposizione, il futuro dell'opera appare più incerto che mai.

L'ovovia avrebbe dovuto collegare il Porto Vecchio con l'altopiano carsico, rappresentando nelle intenzioni dei promotori una grande infrastruttura per la mobilità urbana e per il turismo. Tuttavia, dopo anni di polemiche, ricorsi e contestazioni, il progetto si trova oggi in una situazione di stallo che rischia di trasformarsi in un simbolo delle difficoltà decisionali della politica locale.

La vicenda è particolarmente complessa perché intreccia questioni giuridiche, finanziarie e tecniche. Da un lato vi sono coloro che ritengono l'opera fondamentale per il futuro della città, dall'altro chi la considera costosa, ambientalmente impattante e ormai superata rispetto alle reali esigenze di mobilità urbana.

Uno degli aspetti più delicati riguarda il finanziamento. Negli anni sono stati destinati al progetto circa 62 milioni di euro provenienti da diverse fonti statali. Tuttavia, il trascorrere del tempo, l'aumento dei costi delle materie prime, dell'energia e della manodopera hanno modificato radicalmente il quadro economico originario. Secondo le stime emerse nel dibattito pubblico, la realizzazione dell'opera potrebbe oggi richiedere risorse significativamente superiori rispetto a quelle inizialmente previste.

Il problema non è soltanto quanti fondi siano stati stanziati, ma anche quale sia il loro destino giuridico. Una parte delle risorse risulta vincolata a specifiche finalità e non appare facilmente trasferibile ad altri progetti. Al tempo stesso, l'incertezza sull'effettiva disponibilità futura di alcuni finanziamenti rende ancora più difficile programmare eventuali alternative.

Sul piano amministrativo la situazione appare altrettanto intricata. La sentenza del TAR non ha chiuso definitivamente la questione, poiché restano ancora possibili ulteriori sviluppi davanti al Consiglio di Stato. Questo significa che il progetto continua a muoversi in una zona grigia nella quale né la realizzazione né l'abbandono possono essere considerati definitivi.

Nel frattempo il dibattito politico si è fatto sempre più acceso. Una parte dell'opposizione attribuisce alla Giunta e al presidente della Regione la responsabilità di aver insistito per anni su un progetto che oggi rischia di non vedere mai la luce. Dall'altra parte, i sostenitori dell'opera sottolineano come il blocco definitivo comporterebbe la perdita di anni di lavoro, progettazione e investimenti pubblici.

Al di là delle contrapposizioni politiche, emerge una questione più generale che riguarda il rapporto tra programmazione pubblica e interesse collettivo. Quando un'opera strategica rimane sospesa per anni tra ricorsi, modifiche progettuali e contenziosi, il rischio è che l'intera comunità finisca per pagare il prezzo dell'incertezza. Risorse economiche congelate, opportunità rinviate e un clima di conflitto permanente possono produrre effetti negativi indipendentemente dall'esito finale della vicenda.

Forse la domanda più importante oggi non è se l'ovovia debba essere costruita oppure no. La vera questione è capire quale modello di mobilità Trieste intenda adottare nei prossimi decenni. Se l'ovovia non verrà realizzata, sarà necessario indicare con chiarezza quali alternative concrete possano garantire collegamenti efficienti, sostenibili e accessibili tra il centro cittadino e l'altopiano. Se invece il progetto dovesse proseguire, occorrerà fornire alla cittadinanza garanzie sulla sostenibilità economica, ambientale e tecnica dell'opera.

Dopo anni di scontri, il rischio più grande non sembra essere la vittoria dell'una o dell'altra posizione. Il vero rischio è che Trieste rimanga ferma, incapace di scegliere una direzione chiara mentre il dibattito continua a consumarsi tra tribunali, conferenze stampa e polemiche politiche. Una città che guarda al futuro non può permettersi che l'incertezza diventi la sua principale infrastruttura.

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