Sarajevo soffoca: inquinamento dell’aria e diritto alla salute

Sarajevo è oggi una delle capitali europee con i più alti livelli di inquinamento atmosferico, soprattutto nei mesi invernali. Non si tratta di un evento eccezionale, bensì di una crisi strutturale che si ripete ciclicamente e che incide in modo diretto sulla salute pubblica, sull'ambiente e sulla dignità delle persone. L'emergenza smog nella capitale della Bosnia ed Erzegovina non è solo una questione ambientale: è una questione giuridica, sociale e politica.
Durante l'inverno, Sarajevo registra concentrazioni di PM2.5 e PM10 ben superiori alle soglie raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'esposizione prolungata a queste polveri sottili è correlata a patologie respiratorie, cardiovascolari e a un aumento della mortalità prematura.
La conformazione geografica della città – collocata in una valle soggetta a inversioni termiche – aggrava la situazione, ma non la determina. Le vere cause sono sistemiche: riscaldamento domestico basato su carbone e legna di scarsa qualità, parco veicolare obsoleto, assenza di una pianificazione energetica sostenibile e controlli ambientali deboli.
L'inquinamento dell'aria a Sarajevo è l'espressione più evidente della povertà energetica. Chi non ha risorse economiche sufficienti è costretto a utilizzare combustibili altamente inquinanti, contribuendo involontariamente a un danno collettivo.
Si realizza così una forma di ingiustizia ambientale: i 8soggetti più vulnerabili – bambini, anziani, persone con patologie croniche – sono anche quelli maggiormente esposti agli effetti nocivi dello smog, senza strumenti di tutela adeguati.
Il diritto a respirare aria pulita rientra pienamente nel diritto alla salute, riconosciuto:
- dall'art. 12 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali;
- dall'art. 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;
- dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha più volte ricondotto l'inquinamento ambientale grave alla violazione dell'art. 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare).
Anche se la Bosnia ed Erzegovina non è Stato membro UE, in quanto Paese candidato è tenuta ad allinearsi progressivamente agli standard europei, comprese le politiche ambientali e sanitarie. La persistente inattività istituzionale configura una responsabilità politica e, potenzialmente, giuridica.
La tutela dell'ambiente non può essere demandata al singolo cittadino. È compito delle autorità pubbliche: investire nella transizione energetica; incentivare sistemi di riscaldamento puliti; rinnovare il trasporto pubblico; garantire monitoraggi trasparenti e accessibili dei dati sulla qualità dell'aria.
L'inerzia dello Stato mina la fiducia dei cittadini e svuota di contenuto il principio dello Stato di diritto, che presuppone politiche pubbliche orientate alla protezione effettiva dei diritti fondamentali.
L'aria irrespirabile di Sarajevo è il sintomo di un fallimento più ampio: quello di uno Stato che non riesce a trasformare gli impegni ambientali in tutela concreta delle persone.
Difendere il diritto a un ambiente salubre significa difendere la salute, l'uguaglianza sostanziale e la dignità umana. Senza aria pulita, non esiste vera cittadinanza. E senza politiche ambientali efficaci, lo Stato di diritto resta una promessa incompiuta
