L’OMS studierà immediatamente il vaiolo delle scimmie

23.05.2022
© CDC/Cynthia S. Orafo
© CDC/Cynthia S. Orafo

Da un po' di giorni si stanno manifestando centinaia di casi di vaiolo delle scimmie in Paesi, soprattutto europei e Stati Uniti, in cui normalmente non venivano segnalati; anche se la malattia non da sintomi gravi e si risolve da sola dopo un paio di giorni, su base precauzionale per non ritrovarci di nuovo con una pandemia con effetti devastanti l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha convocato virologi ed altre figure professionali per studiare se questo virus è mutato, con la valutazione della sequenza genetica dei casi comprovati.

Di questo poxvirus si sa già che è a DNA a doppio filamento, quindi il tasso di mutazione è assai più basso rispetto ai virus a RNA; al momento non ci sono prove che si siano verificate mutazioni ma è bene indagare prima che la situazione non sia più contenibile come è avvenuto per SarsCov_2, anche se la trasmissione di tale virus avviene per contatto diretto con fluidi corporei, quali: sangue, goccioline respiratorie, saliva, lesioni cutanee e croste e con rapporti sessuali; ergo non si trasmette facilmente quanto COVID-19, infatti ha un indice di trasmissibilità è sotto l'1%. Altra cosa importante da sapere è che la trasmissione all'uomo avviene occasionalmente attraverso il contatto da serbatoi animali come i roditori, sì perché a discapito del nome le scimmie non sono un serbatoio del virus; se in Europa, Nord America e Australia questa malattia non è endemica, in Africa lo è e per questo motivo l'OMS ha chiesto ai governi di quella parte del mondo di aumentare la sorveglianza.

In relazione alla trasmissibilità, varie Agenzie ONU sono preoccupate che il vaiolo delle scimmie aumenti gli stereotipi omofobici e razzisti, per cui stanno chiedendo ai media di dare informazioni non in contrasto con i diritti ed evitando di infocarsi solo su particolari gruppi di persone, oltretutto in questo momento non ci sono ancora dati statistici per fare riferimenti di questo tipo. La storia insegna che lo stigma sociale, come è avvenuto per l'AIDS e l'HIV, mina in modo concreto la risposta all'epidemia, instaura paura generalizzata, causa sensi di colpa ed inoltre l'allontanamento dai servizi sanitari.

Per questo tale epidemia evidenzia l'urgente necessità di migliorare la prevenzione delle pandemie, compresa la creazione di una maggiore capacità di risposta guidata dalla comunità internazionale e di una struttura dei diritti umani per sostenere risposte efficaci e non stigmatizzanti delle malattie. Gli stereotipi danneggiano l'umanità, viceversa la scienza e la solidarietà condivisa sono ottime alternative per tutti.