Interferenze russe in Europa: disinformazione, proteste e rischi per la democrazia

Le interferenze straniere nei processi democratici europei costituiscono una delle manifestazioni più insidiose della cosiddetta guerra ibrida. Non occorrono necessariamente carri armati o operazioni militari: talvolta bastano campagne di disinformazione, reti di account falsi e algoritmi capaci di amplificare le tensioni sociali.
In una recente intervista, l'esperto di cybersicurezza Alessandro Orlowski ha richiamato l'attenzione sulle presunte attività russe dirette ad alimentare le proteste in diversi Paesi europei, dalla Francia all'Italia, passando per la Spagna e la Germania. Secondo la sua ricostruzione, l'obiettivo sarebbe quello di accentuare le divisioni interne, indebolire le istituzioni democratiche e distogliere l'attenzione dalle questioni internazionali, in particolare dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni contro Mosca.
Il fenomeno della manipolazione informativa straniera è effettivamente documentato. Nel quarto rapporto pubblicato nel marzo 2026, il Servizio europeo per l'azione esterna ha analizzato 540 episodi di interferenza informativa verificatisi nel 2025, attribuendone il 29% alla Russia. Si tratta di operazioni che possono sfruttare anche manifestazioni e conflitti sociali preesistenti, amplificandone artificialmente la portata mediatica.
Occorre, tuttavia, distinguere rigorosamente le interferenze documentate dalle responsabilità ancora da accertare. Allo stato delle verifiche disponibili, non emergono prove conclusive di una regia russa nell'organizzazione delle recenti proteste francesi e italiane. Analogamente, il furto e la diffusione di numerose email del partito tedesco AfD non dimostrano, di per sé, le ulteriori affermazioni relative all'utilizzo di specifici software russi di propaganda.
Dal punto di vista giuridico, la questione coinvolge principi costituzionali fondamentali. L'articolo 1 della Costituzione tutela la sovranità popolare, mentre gli articoli 17 e 21 garantiscono rispettivamente la libertà di riunione e quella di manifestazione del pensiero. A livello europeo, il Digital Services Act, Regolamento (UE) 2022/2065, impone alle piattaforme digitali di dimensioni molto grandi obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, anche rispetto alla manipolazione del dibattito pubblico e dei processi elettorali, ai sensi degli articoli 34 e 35.
È proprio qui che emerge il nodo democratico: contrastare le interferenze straniere senza trasformare il legittimo dissenso politico in un fenomeno sospetto. Una manifestazione contro il Governo, una protesta sociale o una critica alle politiche europee non possono essere automaticamente ricondotte alla propaganda russa.
La difesa della democrazia richiede trasparenza, prove verificabili, pluralismo informativo e rispetto delle libertà costituzionali. Perché una società democratica deve sapersi proteggere dalle manipolazioni esterne, senza compromettere proprio quei diritti fondamentali che intende difendere.
