Giornata nazionale sullo spreco alimentare: donare il cibo invenduto è una responsabilità sociale

05.02.2026

La Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare richiama l'attenzione su una contraddizione strutturale del nostro sistema economico e sociale: mentre una parte crescente della popolazione fatica ad accedere a un'alimentazione adeguata, enormi quantità di cibo perfettamente consumabile vengono quotidianamente eliminate. Lo spreco alimentare non è un fenomeno astratto, ma nasce da scelte precise che riguardano la spesa giornaliera, la gestione dei prodotti deperibili e il destino delle merci prossime alla scadenza che rimangono invendute nei negozi che restano sugli scaffali fino a diventare rifiuti, pur essendo ancora pienamente idonei al consumo. È una distorsione che non può più essere tollerata in un Paese in cui la povertà alimentare cresce e coinvolge famiglie, minori, anziani e persone sole o bisognose d'aiuto.

La grande distribuzione organizzata e i negozi di prossimità svolgono un ruolo cruciale. I prodotti freschi invenduti, quelli con confezioni danneggiate ma contenuto integro, o semplicemente vicini alla data di scadenza, non sono "scarti": sono beni alimentari recuperabili. La loro distruzione non è solo uno spreco economico, ma una scelta socialmente irresponsabile, tanto più alla luce degli strumenti giuridici già esistenti che consentono – e incentivano – la donazione a enti caritativi e associazioni del terzo settore.

Il quadro normativo italiano è chiaro. La legge n. 166 del 2016 (cosiddetta legge Gadda) promuove il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari, semplificando le procedure burocratiche e introducendo agevolazioni fiscali per chi dona. Non si tratta di un atto di beneficenza discrezionale, ma di una politica pubblica di contrasto allo spreco, coerente con i principi costituzionali di solidarietà e con l'obiettivo di riduzione dei rifiuti. La mancata attuazione piena di queste possibilità evidenzia una responsabilità che non è solo individuale, ma anche organizzativa e culturale.

Accanto alla dimensione normativa, vi è una responsabilità quotidiana che riguarda ciascuno di noi. La spesa giornaliera, spesso impulsiva e non pianificata, contribuisce allo spreco domestico, che rappresenta una quota rilevante del problema. Imparare a leggere le etichette, distinguere tra termine minimo di conservazione e data di scadenza, acquistare quantità proporzionate ai reali bisogni e valorizzare gli alimenti prossimi alla scadenza sono pratiche semplici, ma decisive. Lo spreco non nasce solo dall'eccesso, ma dalla disattenzione.

Donare il cibo che rischia di andare perso non è un gesto caritatevole, ma un atto di giustizia sociale. In un contesto segnato da disuguaglianze crescenti, lasciare che il cibo venga distrutto mentre altri ne sono privi rappresenta una frattura etica profonda. La Giornata Nazionale sullo Spreco Alimentare deve allora diventare un richiamo permanente alla responsabilità collettiva: delle istituzioni, delle imprese e dei cittadini. Ridurre lo spreco significa difendere la dignità delle persone, tutelare l'ambiente e restituire al diritto la sua funzione più autentica: orientare la società verso scelte più giuste e sostenibili.