Giornata mondiale delle zone umide: tutela, clima e diritto

Il 2 febbraio si celebra la Giornata mondiale delle zone umide, una ricorrenza che non può essere ridotta a un esercizio simbolico, perché tocca uno dei nodi strutturali della crisi ambientale globale. Le zone umide non sono spazi residuali né territori improduttivi da sacrificare in nome dello sviluppo: sono infrastrutture ecologiche fondamentali, indispensabili per la tutela della biodiversità, per la sicurezza idrica e per l'equilibrio climatico del pianeta.
Paludi, lagune, torbiere, estuari e aree deltizie ospitano una quota rilevantissima della biodiversità mondiale e svolgono una funzione insostituibile come habitat, aree di riproduzione e corridoi ecologici. La loro distruzione non produce mai un danno circoscritto, ma altera interi sistemi naturali, interrompendo cicli biologici, migrazioni e catene alimentari. La perdita di una zona umida è sempre una perdita sistemica, che incide sull'equilibrio complessivo degli ecosistemi.
Dal punto di vista idrico, le zone umide rappresentano un presidio naturale di sicurezza collettiva. Esse assorbono l'acqua in eccesso durante eventi meteorologici estremi, riducendo il rischio di alluvioni, e la rilasciano progressivamente nei periodi di siccità, contribuendo alla ricarica delle falde. In un contesto segnato dall'intensificarsi degli eventi climatici estremi, la loro eliminazione equivale a smantellare una difesa naturale essenziale, sostituendola con opere artificiali spesso costose e meno efficaci.
Il loro ruolo è centrale anche nella lotta al cambiamento climatico. Le zone umide, in particolare le torbiere, sono tra i più efficaci serbatoi naturali di carbonio. Quando vengono drenate o degradate, il carbonio accumulato viene rilasciato in atmosfera, aggravando l'effetto serra. La loro tutela non è quindi una scelta opzionale, ma una strategia climatica razionale e scientificamente fondata, coerente con gli obiettivi di mitigazione e adattamento.

Questo valore ecologico trova un riconoscimento giuridico preciso già nella Convenzione di Ramsar del 1971, primo strumento internazionale dedicato specificamente alle zone umide, che impone agli Stati obblighi di conservazione, uso razionale e cooperazione. La protezione di questi ecosistemi si inserisce inoltre nel quadro dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare negli Obiettivi di sviluppo sostenibile n. 6, 13, 14 e 15, che collegano la tutela ambientale ai diritti fondamentali, dall'accesso all'acqua alla salute.
A livello europeo, la salvaguardia delle zone umide è rafforzata dalla Direttiva 92/43/CEE "Habitat", che include numerosi habitat umidi tra quelli di interesse comunitario, e dalla Direttiva 2009/147/CE "Uccelli", che tutela le aree essenziali per l'avifauna selvatica. A queste si affianca la Direttiva 2000/60/CE, che riconosce il ruolo delle zone umide nel raggiungimento del buono stato ecologico delle acque, imponendo agli Stati obblighi di prevenzione e di pianificazione integrata.
Nel diritto interno italiano, la tutela delle zone umide trova oggi un fondamento rafforzato nell'articolo 9 della Costituzione, come modificato nel 2022, che impone alla Repubblica di tutelare l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni. Tale principio costituzionale incide sull'interpretazione di tutta la legislazione ambientale e vincola l'azione amministrativa e politica. Il d.lgs. 152/2006, Codice dell'Ambiente, recepisce la normativa europea e prevede strumenti di prevenzione, valutazione e responsabilità, rendendo la compromissione delle zone umide fonte di responsabilità per danno ambientale e obbligo di ripristino.
Nonostante questo quadro normativo articolato e vincolante, le zone umide restano tra gli ecosistemi più minacciati. Urbanizzazione incontrollata, agricoltura intensiva, inquinamento e grandi infrastrutture continuano a eroderle in modo sistematico. La loro distruzione non è un fatto accidentale, ma il risultato di scelte politiche e amministrative miopi, che sacrificano interessi collettivi e di lungo periodo in nome di benefici immediati.
La tutela delle zone umide impone dunque un cambio di paradigma: non basta proteggerle formalmente, occorre integrarle nella pianificazione territoriale, riconoscerne il valore giuridico e applicare con rigore gli strumenti di prevenzione e controllo. Difenderle significa tutelare diritti fondamentali, garantire sicurezza idrica e climatica e dare concretezza allo Stato di diritto ambientale.
La Giornata mondiale delle zone umide non è solo un momento di sensibilizzazione, ma un richiamo alla responsabilità. Il modo in cui gli Stati proteggono questi ecosistemi misura la serietà del loro impegno verso la legalità ambientale e verso le generazioni future. Difendere le zone umide oggi non è idealismo: è lungimiranza giuridica, politica e civile.
