Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio dei Disastri: perché l’Italia deve scegliere la prevenzione

13.10.2026

Il 13 ottobre, Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio dei Disastri, non dovrebbe essere celebrato come un rito ambientale, ma come un richiamo politico e giuridico alla responsabilità. Il tema ONU 2026, "Resilience Starts at Home", ricorda che la resilienza comincia dalla casa, dal quartiere, dalla scuola, dagli edifici in cui viviamo e dai servizi essenziali che devono proteggerci prima dell'emergenza, non soltanto dopo.

In Italia questo tema è particolarmente concreto. Il nostro Paese è esposto a terremoti, alluvioni, frane, eruzioni vulcaniche, maremoti e incendi: rischi naturali ai quali si sommano scelte umane, consumo di suolo, fragilità infrastrutturali, edilizia vulnerabile e ritardi nella manutenzione del territorio. La Protezione Civile lo afferma con chiarezza: l'Italia è un Paese fragile, e il Decreto legislativo n. 1/2018 pone al centro previsione, prevenzione, mitigazione dei rischi, gestione dell'emergenza e superamento della crisi.

Il punto essenziale è culturale: non tutto ciò che chiamiamo "disastro naturale" è davvero naturale. Naturale può essere il fenomeno; non è naturale, invece, che una pioggia intensa diventi tragedia perché si è costruito dove non si doveva, perché i corsi d'acqua sono stati compressi, perché i piani comunali non sono aggiornati o perché le persone più vulnerabili non sono considerate nella pianificazione.

La prevenzione, dunque, non è un costo accessorio: è una forma avanzata di tutela dei diritti fondamentali. L'articolo 9 della Costituzione impone la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni; l'articolo 32 tutela la salute; l'articolo 3 impone di rimuovere gli ostacoli che limitano l'eguaglianza sostanziale. In questa prospettiva, ridurre il rischio significa proteggere vite, abitazioni, scuole, ospedali, lavoro e continuità delle comunità.

Il dissesto idrogeologico resta una delle ferite più evidenti. ISPRA monitora pericolosità da frane e alluvioni, erosione costiera e indicatori di rischio relativi a popolazione, edifici, imprese e beni culturali, offrendo strumenti tecnici indispensabili per politiche pubbliche fondate sui dati.

Proprio in occasione della Giornata 2026, ISPRA ha presentato anche l'Urban Geo-climate Footprint, una sorta di "carta d'identità geologica" delle città, capace di misurare l'interazione tra sottosuolo, clima, pressioni antropiche e tessuto urbano. È un passaggio importante: conoscere la fragilità di una città significa poter decidere meglio dove costruire, cosa mettere in sicurezza e quali priorità finanziare.

L'Italia ha già uno strumento strategico rilevante: il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, approvato con D.M. n. 434 del 21 dicembre 2023, nato per integrare l'adattamento climatico nella pianificazione nazionale, regionale e locale. Ma il punto, oggi, è l'attuazione: senza risorse, controlli, tempi certi e responsabilità amministrative chiare, anche il miglior piano rischia di restare un archivio elegante.

La riduzione del rischio dei disastri deve diventare una politica ordinaria, non una reazione emotiva dopo ogni tragedia. Significa investire in manutenzione del territorio, rinaturalizzazione dei suoli, edilizia sicura, allerta tempestiva, formazione della popolazione e piani inclusivi per anziani, minori, persone con disabilità e persone senza una rete familiare forte.

La vera modernità di un Paese non si misura solo dalla velocità con cui ricostruisce dopo una catastrofe, ma dalla capacità di impedire che quella catastrofe produca danni evitabili. In Italia, prevenire non è più una scelta prudente: è un dovere costituzionale, amministrativo e morale.

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