Giornata Internazionale dell’Avvocato: Difesa, Giustizia

La Giornata internazionale dell’avvocato, celebrata il 3 febbraio, è molto più di una ricorrenza simbolica: è un momento di riflessione collettiva sul ruolo della difesa tecnica, sull’accesso effettivo alla giustizia e sulla tenuta dello Stato di diritto in contesti nazionali e sovranazionali. In un’epoca segnata da crisi politiche, emergenze sanitarie, conflitti armati e crescenti disuguaglianze sociali, la figura dell’avvocato torna al centro del dibattito pubblico come presidio di libertà, garanzia di equilibrio tra poteri e strumento concreto di tutela dei diritti fondamentali, soprattutto per le persone più vulnerabili e meno ascoltate.
Storicamente, l’avvocatura nasce come voce autonoma e critica nei confronti del potere, chiamata a difendere il singolo contro gli abusi, le arbitrarietà e le derive autoritarie. L’avvocato non è soltanto un tecnico del diritto, ma un mediatore tra l’ordinamento giuridico e la vita reale, tra le norme astratte e le storie individuali. Ogni processo, civile o penale, è il luogo in cui si misura la distanza tra i principi proclamati nelle costituzioni e nelle convenzioni internazionali e la loro effettiva applicazione. Senza una difesa libera, indipendente e competente, il processo rischia di trasformarsi in un mero rito formale, incapace di garantire giustizia sostanziale.
La Giornata internazionale dell’avvocato richiama anche il tema, cruciale, dell’accesso alla giustizia. Non basta che i diritti siano riconosciuti sulla carta: occorre che ogni persona, a prescindere dalla propria condizione economica, sociale o culturale, possa farli valere davanti a un giudice imparziale, assistita da un difensore preparato e realmente indipendente. I sistemi di patrocinio a spese dello Stato, le cliniche legali universitarie, le associazioni forensi impegnate nel volontariato giuridico e le organizzazioni non governative che offrono assistenza legale gratuita sono strumenti essenziali per ridurre il divario tra chi ha risorse e chi ne è privo.
In molti Paesi, tuttavia, l’accesso alla giustizia resta un privilegio più che un diritto. Costi elevati, lungaggini procedurali, barriere linguistiche e culturali, mancanza di informazioni chiare sui propri diritti e sui percorsi da seguire scoraggiano le persone dal rivolgersi a un avvocato. Le vittime di violenza domestica, i migranti, i richiedenti asilo, i lavoratori precari, le persone detenute o internate in strutture psichiatriche sono spesso le prime a rimanere escluse dai circuiti di tutela. In questo scenario, l’avvocato che sceglie di operare in contesti difficili, periferici o stigmatizzati assume un ruolo quasi “militante”, contribuendo a rendere effettivo il principio di uguaglianza davanti alla legge.
La difesa dei diritti non si esaurisce nelle aule di tribunale. L’avvocatura partecipa alla costruzione dello Stato di diritto anche attraverso l’elaborazione dottrinale, il contributo alla produzione normativa, la partecipazione al dibattito pubblico e il controllo diffuso sulla legalità dell’azione amministrativa. Gli ordini professionali, le camere penali, le associazioni specialistiche e le reti internazionali di avvocati svolgono un ruolo fondamentale nel denunciare le violazioni sistemiche, nel promuovere riforme legislative e nel dialogare con le istituzioni nazionali e sovranazionali, come le corti europee e gli organismi delle Nazioni Unite.
Non si può ignorare, in questa giornata, la condizione degli avvocati che operano in contesti autoritari o in Paesi in cui lo Stato di diritto è fragile o in via di smantellamento. In molte parti del mondo, difendere oppositori politici, giornalisti, attivisti per i diritti umani, minoranze religiose o etniche significa esporsi a intimidazioni, campagne diffamatorie, arresti arbitrari, torture e persino alla morte. L’avvocato diventa allora bersaglio diretto del potere, proprio perché rappresenta l’ultima barriera tra l’individuo e l’arbitrio. La comunità internazionale forense, in questa giornata, è chiamata a esprimere solidarietà concreta, monitorando i casi di persecuzione, attivando meccanismi di protezione e facendo pressione sulle istituzioni internazionali affinché intervengano.
La Giornata internazionale dell’avvocato è anche un’occasione per interrogarsi sulle responsabilità etiche della professione. L’indipendenza dell’avvocato non è solo un dato formale, ma un impegno quotidiano a resistere alle pressioni economiche, politiche e mediatiche. La fedeltà al cliente non può mai tradursi in complicità con condotte illecite o in manipolazione della verità processuale. Il segreto professionale, la lealtà verso il giudice e le controparti, il rifiuto di ogni discriminazione, la cura nella formazione continua sono pilastri deontologici che danno credibilità all’avvocatura e ne legittimano il ruolo sociale.
In un mondo sempre più digitalizzato, l’avvocato è chiamato a confrontarsi con nuove sfide: l’uso dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali, la gestione dei big data, la tutela della privacy, la sicurezza informatica, le piattaforme di giustizia online. Questi strumenti possono rendere la giustizia più rapida e accessibile, ma comportano anche rischi di opacità, discriminazione algoritmica e concentrazione del potere nelle mani di pochi soggetti tecnologici. L’avvocato deve sviluppare competenze nuove per comprendere e contestare decisioni automatizzate, garantendo che la tecnologia resti al servizio della persona e non viceversa.
La dimensione internazionale della professione è ormai ineludibile. Trattati, convenzioni, regolamenti sovranazionali e sentenze delle corti internazionali incidono sempre più direttamente sulle vite dei cittadini. L’avvocato contemporaneo deve saper dialogare con ordinamenti diversi, interpretare norme complesse e utilizzare gli strumenti offerti dal diritto internazionale dei diritti umani per rafforzare le tutele interne. La Giornata internazionale dell’avvocato invita quindi a superare una visione puramente nazionale della giustizia, promuovendo reti transfrontaliere di cooperazione e scambio di buone pratiche.
Questa ricorrenza è infine un invito alla cittadinanza a riconoscere il valore pubblico dell’avvocatura. Difendere un imputato impopolare, assistere un soggetto stigmatizzato, contestare una legge ingiusta o una prassi amministrativa consolidata non significa schierarsi contro la società, ma al contrario proteggerne i fondamenti democratici. Lo Stato di diritto vive di conflitto regolato, di contraddittorio, di possibilità di critica e di controllo. L’avvocato, con la sua opera quotidiana, rende possibile questo spazio di libertà, trasformando il diritto da strumento di dominio a linguaggio condiviso di giustizia.
Il 3 febbraio, dunque, non è soltanto la festa di una categoria professionale, ma un momento di consapevolezza collettiva: senza avvocati liberi, indipendenti e coraggiosi, non esiste vera giustizia; senza giustizia accessibile a tutti, lo Stato di diritto resta una promessa vuota. Celebrare questa giornata significa impegnarsi, ciascuno nel proprio ruolo, a difendere la dignità della persona, a contrastare ogni forma di abuso e a costruire istituzioni più giuste, trasparenti e inclusive. È un compito esigente, che richiede studio, responsabilità e coraggio, ma è anche la condizione essenziale per una convivenza autenticamente democratica.
