Croazia e corruzione sistemica: scandali politici, fondi UE e crisi della fiducia democratica

26.05.2026

La Croazia europea della crescita economica, del turismo da cartolina e dell'ingresso nell'euro continua a convivere con un problema strutturale che da anni mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni: la corruzione politica e amministrativa. Non si tratta più soltanto di scandali isolati o di singoli episodi di mala gestione, ma di un fenomeno che appare profondamente radicato nei meccanismi del potere pubblico e nella percezione collettiva della società croata.

L'ultimo scandalo che sta scuotendo il Paese riguarda la Federazione croata dello sci, accusata di aver sottratto milioni di euro attraverso un sistema di funzionari fedeli al potere politico. Nel mirino degli investigatori sarebbero finite anche altre federazioni sportive, alimentando il sospetto che il mondo dello sport sia stato utilizzato come strumento opaco di finanziamento politico. Le opposizioni accusano apertamente il governo conservatore guidato da Andrej Plenković e il partito HDZ di aver consolidato negli anni una rete di potere clientelare capace di permeare diversi settori pubblici.

L'HDZ, partito storico fondato da Franjo Tuđman, governa la Croazia quasi ininterrottamente dalla dissoluzione della Jugoslavia e rappresenta ancora oggi una delle strutture politiche più influenti del Paese. Quando Plenković arrivò al potere nel 2016, molti osservatori europei lo considerarono il simbolo di una nuova fase moderata, europeista e distante dai nazionalismi più aggressivi del passato. Tuttavia, nel corso degli anni, il suo governo è stato travolto da una quantità impressionante di scandali: ben 34 tra ministri e sottosegretari risultano indagati per corruzione e almeno 14 sono stati condannati in via definitiva.

Uno dei casi più emblematici ha riguardato l'ex ministro della Sanità, accusato di aver ricevuto tangenti per manipolare appalti pubblici nel settore sanitario. Episodi di questo tipo assumono una gravità ancora maggiore perché colpiscono settori essenziali dello Stato sociale, incidendo direttamente sui diritti fondamentali dei cittadini, come il diritto alla salute e l'uguaglianza di accesso ai servizi pubblici.

Dal punto di vista giuridico e istituzionale, la questione croata pone un problema molto delicato: non basta che la corruzione venga scoperta, occorre che esista una reale volontà politica e istituzionale di perseguirla. Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più inquietanti della vicenda. Molte indagini rilevanti sono state avviate o rafforzate grazie all'intervento della Procura europea, l'organismo europeo operativo dal 2021 per la tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea.

Questo elemento è fondamentale perché dimostra come, in alcuni casi, le istituzioni europee siano percepite dai cittadini come più indipendenti e incisive rispetto a quelle nazionali. Se uno Stato non riesce a controllare efficacemente la gestione dei fondi pubblici e dei finanziamenti europei, il rischio è quello di una progressiva erosione dello Stato di diritto.

La corruzione, infatti, non è soltanto un problema economico. È soprattutto una forma di alterazione della democrazia. Quando gli incarichi pubblici vengono distribuiti in base alla fedeltà politica, quando i posti di lavoro dipendono dalle conoscenze e quando persino le liste d'attesa nella sanità possono essere aggirate grazie alle raccomandazioni, il principio costituzionale di uguaglianza perde progressivamente significato.

In Croazia il fenomeno sembra aver generato una diffusa rassegnazione sociale. Molti cittadini non credono più che il sistema possa realmente cambiare. Questa percezione è forse il danno più grave provocato dalla corruzione: la distruzione della fiducia collettiva nelle istituzioni democratiche. Una società che smette di credere nella giustizia e nella meritocrazia rischia di normalizzare l'abuso di potere come elemento inevitabile della vita pubblica.

La classifica annuale elaborata da Transparency International conferma questo quadro. La Croazia ottiene 47 punti su 100 nell'indice della corruzione percepita, un risultato peggiore rispetto all'Italia, che ne ottiene 52, e molto distante dai modelli nordici come la Danimarca, che raggiunge 89 punti. Si tratta di indicatori che non hanno soltanto un valore simbolico: influenzano investimenti, fiducia internazionale, sviluppo economico e qualità democratica.

La vicenda croata dimostra quanto fragile possa essere la democrazia anche all'interno dell'Unione europea. L'appartenenza europea, l'euro e la crescita del turismo non bastano a garantire automaticamente trasparenza, legalità e buon governo. La lotta alla corruzione richiede istituzioni indipendenti, magistrature forti, stampa libera e cittadini che abbiano ancora fiducia nella possibilità di cambiare il sistema.

Perché il vero pericolo non è soltanto la corruzione in sé. Il vero pericolo nasce quando una società smette di indignarsi.

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