Ceuta, l’infanzia invisibile: migliaia di minori migranti tra abbandono, sfruttamento e diritti negati

«Ho tanti talenti. Sono un artista, so lavorare il cartongesso, fare intonaci e giardinaggio». Sono parole che raccontano molto più di una migrazione: raccontano le aspirazioni di chi, ancora bambino o adolescente, immagina di poter costruire il proprio futuro attraverso ciò che sa fare. Eppure, per migliaia di minori arrivati a Ceuta, città autonoma spagnola situata sulla costa nordafricana e confinante con il Marocco, quel futuro sembra essersi interrotto davanti a una frontiera. Erano partiti inseguendo una possibilità e si sono ritrovati a dormire per strada, senza protezione, senza una figura adulta di riferimento e, in molti casi, senza neppure essere stati identificati dalle autorità. Non sono bambini senza identità: sono bambini la cui identità non è ancora stata riconosciuta e tutelata dalle istituzioni.
La crisi umanitaria esplosa alla fine di luglio 2026 ha assunto proporzioni drammatiche. Secondo le rilevazioni diffuse da Save the Children il 13 agosto, le organizzazioni sociali stimavano che circa 4.000 bambini e adolescenti si trovassero fuori dal sistema ufficiale di protezione. Si trattava di stime emergenziali, non di un censimento definitivo. Ancora a settembre permanevano divergenze significative: mentre il Governo spagnolo indicava tra 500 e 700 minori non accompagnati presenti nelle strade, le organizzazioni umanitarie ne stimavano oltre 2.000. Il 21 ottobre, secondo i dati governativi riportati da RTVE, erano 3.331 i minori assistiti dal sistema di protezione di Ceuta, mentre 288 erano stati trasferiti verso altre zone della Spagna. Numeri che testimoniano tanto la portata dell'emergenza quanto la difficoltà di ricostruire con precisione la situazione di chi rimane fuori dai circuiti istituzionali.
A rendere ancora più preoccupante il fenomeno è il cambiamento del profilo delle persone minorenni arrivate rispetto alle precedenti crisi migratorie, compresa quella del 2021. Non si tratta più prevalentemente di adolescenti maschi. Tra i nuovi arrivi figurano numerose bambine e ragazze non accompagnate, oltre a bambini di appena sette o otto anni. Nell'agosto 2026 il Ministero spagnolo della Gioventù e dell'Infanzia segnalava, tra i minori allora considerati, la presenza di circa 700 bambine e ragazze e di numerosi soggetti di età inferiore ai tredici anni. Una realtà che impone interventi differenziati, capaci di considerare l'età, il genere, le esperienze traumatiche e le specifiche condizioni di vulnerabilità.
Le condizioni di vita descritte dalle organizzazioni umanitarie sono incompatibili con qualsiasi concezione dignitosa dell'infanzia. Bambini costretti a dormire nei parchi, lungo le strade, sulle spiagge o in accampamenti improvvisati; adolescenti che ricevono uno o due pasti al giorno; bambine esposte alla violenza e persone che, per paura di essere rimpatriate, cercano di sottrarsi all'identificazione. Il rischio non riguarda soltanto la fame, le malattie o il disagio psicologico. La mancanza di protezione rende questi minori particolarmente vulnerabili allo sfruttamento lavorativo, alla tratta di esseri umani, agli abusi sessuali e ad altre forme di violenza. Occorre distinguere gli episodi effettivamente accertati dalle situazioni di rischio, ma sarebbe altrettanto irresponsabile sottovalutare le condizioni che possono favorire simili reati.
Particolarmente allarmante è la situazione delle bambine e delle adolescenti prive di accompagnamento familiare. La loro esposizione a possibili forme di sfruttamento sessuale, coercizione e tratta richiede un sistema di protezione specializzato, non semplicemente un posto letto. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata dalla Spagna, impone agli Stati precisi obblighi: l'articolo 19 tutela i minori da ogni forma di violenza e abuso; l'articolo 34 riguarda la protezione dallo sfruttamento e dalla violenza sessuale; l'articolo 35 impone misure per prevenire il rapimento, la vendita e la tratta di bambini. L'articolo 32, inoltre, vieta lo sfruttamento economico e le attività lavorative incompatibili con la salute, la sicurezza e lo sviluppo del minore. Non sono dichiarazioni di principio prive di conseguenze giuridiche, ma disposizioni che devono orientare l'azione delle autorità pubbliche.
Il fondamento dell'intera disciplina è il principio del superiore interesse del minore, sancito dall'articolo 3 della stessa Convenzione e dall'articolo 24, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Questo principio impone che ogni decisione amministrativa o giudiziaria riguardante un bambino sia preceduta da una valutazione individualizzata delle sue esigenze e della sua situazione personale. Non è sufficiente accertare la nazionalità o la modalità di attraversamento della frontiera. Occorre comprendere se il minore abbia familiari rintracciabili, se sia esposto a persecuzioni, violenze o sfruttamento e quale soluzione possa garantirgli concretamente sicurezza e stabilità.
Sul piano del diritto interno spagnolo, l'articolo 39 della Costituzione riconosce la protezione integrale dei figli e richiama espressamente le garanzie previste dagli accordi internazionali sui diritti dell'infanzia. La Ley Orgánica 1/1996, de Protección Jurídica del Menor, attribuisce particolare rilievo, agli articoli 2 e 12, al superiore interesse del minore e all'obbligo dei pubblici poteri di prevenire e contrastare le situazioni di abbandono e vulnerabilità. Per i minori stranieri non accompagnati trova inoltre applicazione l'articolo 35 della Ley Orgánica 4/2000, che disciplina gli interventi di protezione, l'identificazione, la determinazione dell'età nei casi dubbi e le procedure relative al loro eventuale rientro nel Paese d'origine. Il Real Decreto 1155/2024 contempla, tra l'altro, il rilascio dell'autorizzazione di soggiorno ai minori stranieri non accompagnati inseriti nei pertinenti percorsi di protezione.
Da questo quadro normativo discende una conseguenza essenziale: l'irregolarità dell'ingresso nel territorio spagnolo non cancella la condizione giuridica di minore, né può giustificare l'assenza di protezione. L'identificazione deve servire innanzitutto a riconoscere e garantire i diritti, non a trasformarsi automaticamente nell'anticamera dell'espulsione. Analogamente, il ricongiungimento familiare può rappresentare una soluzione preferibile quando esistano le condizioni necessarie, ma non può essere disposto in maniera indiscriminata. Occorre verificare l'effettiva situazione della famiglia, l'assenza di rischi e la compatibilità del rientro con l'interesse del bambino, assicurandogli le garanzie procedurali previste dalla legge. Il 31 ottobre 2026 le autorità di Ceuta hanno dichiarato che, dall'inizio della crisi, non si erano ancora verificati rimpatri di minori verso il Marocco, pur essendo state avviate procedure relative a possibili ricongiungimenti.
Un ulteriore profilo riguarda il diritto alla protezione internazionale. L'articolo 22 della Convenzione ONU impone una tutela specifica per i minori richiedenti asilo e rifugiati, mentre gli articoli 18 e 19 della Carta europea riconoscono rispettivamente il diritto d'asilo e le garanzie contro gli allontanamenti incompatibili con il principio di non respingimento. Non tutti i minori migranti sono automaticamente titolari del diritto al riconoscimento dello status di rifugiato. Tuttavia, quando emergono esigenze di protezione internazionale, le autorità devono assicurare l'accesso effettivo alla procedura, con informazioni comprensibili, assistenza giuridica e rappresentanza adeguata. Un bambino che non conosce la lingua, non dispone di documenti e teme di essere allontanato difficilmente può esercitare autonomamente questi diritti.
La pressione sul sistema di accoglienza di Ceuta ha determinato una situazione di saturazione che non può essere risolta esclusivamente attraverso interventi temporanei. La collaborazione tra autorità locali, servizi sociali, Protezione Civile e organizzazioni umanitarie ha permesso di attivare assistenza alimentare, distribuzione di beni essenziali, supporto psicologico e percorsi di identificazione. Il 10 settembre 2026 il Ministero spagnolo della Gioventù e dell'Infanzia ha annunciato l'attivazione dell'Unidad Multidisciplinar de Atención a la Infancia Migrante en Emergencias (UMAIME), con un'équipe mobile gestita da Save the Children, destinata sia alla valutazione dei minori già tutelati sia all'individuazione di quelli ancora presenti in strada. Si tratta di un intervento significativo, ma la sua efficacia dipende dalla possibilità di trasformare l'assistenza emergenziale in protezione continuativa.
In questo contesto assume particolare rilievo il meccanismo di redistribuzione territoriale introdotto dal Real Decreto-ley 2/2025, che ha inserito nella Ley Orgánica 4/2000 gli articoli 35 bis e seguenti, prevedendo strumenti di gestione delle situazioni di contingente migratorio straordinario e trasferimenti tra comunità e città autonome secondo criteri normativamente disciplinati. A tali disposizioni si affianca il Real Decreto 556/2026, relativo alla capacità ordinaria dei sistemi territoriali di protezione. Il principio sottostante è chiaro: un territorio di frontiera non può essere lasciato solo ad affrontare una crisi di proporzioni eccezionali. La solidarietà istituzionale non deve ridursi a una questione di distribuzione numerica, ma tradursi in strutture idonee, personale qualificato, continuità educativa, assistenza sanitaria e percorsi di integrazione.
La tragedia di Ceuta presenta, inoltre, un'altra dimensione particolarmente dolorosa: quella delle persone che non sono sopravvissute all'attraversamento della frontiera. Nel cimitero musulmano di Sidi Embarek, nell'agosto 2026, sono iniziate le sepolture delle vittime della tragedia del Tarajal, verificatasi durante gli attraversamenti di fine luglio. Secondo un approfondimento pubblicato da RTVE il 12 ottobre, il cimitero aveva accolto 95 migranti deceduti nell'ambito della crisi, la maggior parte dei quali durante gli eventi legati all'ingresso via mare. Molte vittime non erano state identificate al momento della sepoltura. È una delle espressioni più crudeli della tragedia migratoria: morire lontano da casa, mentre una famiglia potrebbe continuare ad aspettare notizie. Per questo l'identificazione medico-legale, la conservazione delle informazioni disponibili e il possibile ricorso agli accertamenti genetici costituiscono attività fondamentali per restituire un'identità ai defunti e consentire ai familiari di conoscere la loro sorte. I dati disponibili, tuttavia, non consentono di stabilire con certezza quanti minori figurino tra le vittime.
Neppure Melilla, l'altra città autonoma spagnola sulla costa nordafricana, è estranea a queste dinamiche. Durante l'Operación Feriante del settembre 2026, le forze dell'ordine spagnole hanno individuato complessivamente 71 persone nascoste nei veicoli e nelle attrezzature delle attrazioni fieristiche dirette verso la penisola iberica. Tra coloro che cercano di attraversare clandestinamente il confine figurano anche minori non accompagnati. Si tratta di viaggi estremamente pericolosi, nei quali il rischio di lesioni, asfissia e morte si accompagna alla possibilità di cadere nelle reti dello sfruttamento. Anche in questi casi, l'intercettazione non deve esaurirsi nell'attività di controllo delle frontiere, ma deve attivare le procedure di protezione ogniqualvolta sia coinvolta una persona minorenne.
Il problema, tuttavia, non può essere affrontato soltanto mediante il rafforzamento dei controlli, così come non può essere lasciato esclusivamente alla generosità delle organizzazioni non governative. Le ONG svolgono un ruolo indispensabile, ma non possono sostituire stabilmente le istituzioni nell'adempimento di obblighi che derivano dalla legge. La protezione dell'infanzia richiede un'assunzione di responsabilità pubblica, una cooperazione effettiva tra Stato e comunità autonome e, più in generale, politiche europee che tengano conto della vulnerabilità delle persone minorenni. La sicurezza delle frontiere rappresenta un obiettivo legittimo dello Stato, ma deve essere perseguita nel rispetto delle garanzie inderogabili previste dall'ordinamento.
Ritengo che questa vicenda sollevi una questione che va ben oltre la gestione dell'immigrazione. Quando un bambino di sette anni dorme per strada, esposto alla fame e alla violenza, non siamo più soltanto davanti a un problema migratorio: siamo davanti a un problema di tutela dei diritti fondamentali. E quando un'adolescente è costretta a nascondersi per paura di essere allontanata, significa che il rapporto tra istituzioni e persone vulnerabili rischia di essersi rovesciato: chi dovrebbe essere protetto finisce per temere proprio il sistema chiamato a proteggerlo.
Non credo che una politica migratoria responsabile debba ignorare le difficoltà organizzative, economiche e sociali che investono i territori di frontiera. Sarebbe una lettura superficiale della realtà. Ma considero altrettanto inaccettabile che tali difficoltà diventino una giustificazione per lasciare bambini e adolescenti privi delle condizioni minime di sicurezza. La legalità non consiste soltanto nel far rispettare le regole sull'ingresso e sul soggiorno: consiste anche, e soprattutto, nell'assicurare che i pubblici poteri rispettino gli obblighi di tutela imposti dalla Costituzione, dal diritto europeo e dalle convenzioni internazionali.
I bambini di Ceuta non chiedono necessariamente un privilegio, e non possono essere ridotti a una categoria amministrativa o a una cifra nelle statistiche sull'immigrazione. Hanno storie, capacità, affetti, paure e aspirazioni. Qualcuno sogna di diventare un artista, qualcuno di studiare, qualcuno semplicemente di ritrovare la propria famiglia. La vera sfida per la Spagna e per l'Europa non è soltanto decidere dove collocarli, ma garantire che nessuno di loro venga privato del diritto a crescere in sicurezza e dignità.
Perché un bambino che attraversa una frontiera non perde i propri diritti. È la capacità delle istituzioni di riconoscerli e proteggerli a misurare il grado di civiltà di una società.
