Caro carburanti 2026: prezzi, accise e tutela dei consumatori

02.10.2026

Il caro carburanti torna a pesare sui bilanci delle famiglie e delle imprese italiane. Al 2 ottobre 2026, secondo i dati dell'Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla rete stradale nazionale il prezzo medio self service è pari a 2,064 euro al litro per la benzina e 2,261 euro per il gasolio. In autostrada si sale rispettivamente a 2,085 e 2,293 euro al litro. I valori risultano in diminuzione rispetto ai giorni precedenti, ma restano particolarmente elevati.

Il prezzo pagato alla pompa non dipende infatti soltanto dal valore del petrolio greggio. Al costo industriale si aggiungono i margini della filiera distributiva e soprattutto la componente fiscale, costituita dall'accisa e dall'IVA. La disciplina fondamentale delle accise sui prodotti energetici è contenuta nel D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, Testo unico delle accise.

Nel corso del 2026 il legislatore è intervenuto ripetutamente proprio sulla componente fiscale per attenuare gli effetti delle forti oscillazioni dei mercati energetici. Da ultimo, il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, richiamando l'eccezionale incremento dei prezzi dei prodotti energetici, ha rideterminato l'accisa sul gasolio a 572,90 euro per mille litri fino al 25 settembre e a 622,90 euro per mille litri dal 26 settembre al 5 ottobre 2026.

A ciò si aggiunge il meccanismo previsto dall'art. 1, commi 290 e 291, della legge n. 244 del 2007, che consente di intervenire temporaneamente sulle accise quando l'aumento del prezzo internazionale del petrolio determina maggiori entrate IVA per lo Stato. Nel 2026 questo strumento è stato utilizzato più volte per contenere, almeno parzialmente, gli aumenti alla pompa.

Parallelamente alcune grandi compagnie petrolifere hanno introdotto autonomamente dei tetti ai prezzi. Eni e SOCAR hanno fissato, per i distributori interessati dall'iniziativa, un limite di 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il diesel, mentre Q8 ha annunciato un proprio sistema di calmierazione a partire dal 1° ottobre. Si tratta però di iniziative commerciali volontarie e non di un prezzo massimo imposto per legge all'intero mercato nazionale.

Sul piano della tutela dei consumatori assume inoltre rilievo la trasparenza. La legge n. 99 del 2009, il decreto-legge n. 5 del 2023, convertito nella legge n. 23 del 2023, e il decreto ministeriale 31 marzo 2023 disciplinano la comunicazione dei prezzi al Ministero e la pubblicazione delle relative medie. L'Osservaprezzi del MIMIT consente così di conoscere i prezzi praticati dai singoli impianti e di confrontarli.

Il caro carburanti non è dunque soltanto una questione di mercato: coinvolge fiscalità, concorrenza, trasparenza e tutela del potere d'acquisto. Gli interventi sulle accise possono ridurre nell'immediato il prezzo finale, mentre i tetti volontari delle compagnie possono esercitare una pressione concorrenziale; resta però il problema della stabilità delle misure nel momento in cui il costo dell'energia continua a dipendere da fattori internazionali difficilmente controllabili a livello nazionale.

Quando benzina e gasolio superano stabilmente la soglia dei due euro, la questione diventa anche sociale: il costo del carburante si riflette sui trasporti, sulla logistica e, indirettamente, sui prezzi di molti beni e servizi. È per questo che ogni intervento pubblico deve essere valutato non soltanto in termini di gettito fiscale, ma anche alla luce dell'impatto complessivo su famiglie, imprese e mobilità.

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