Camping Bella Italia Sardinia: una vacanza a ostacoli, perché l’accessibilità non può essere un optional
La vacanza dovrebbe essere sinonimo di libertà. Per una persona con disabilità, invece, troppo spesso diventa ancora una prova di resistenza. Ed è proprio per questo che ritengo inaccettabile che una struttura turistica di nuova apertura, inaugurata nel 2026 e classificata cinque stelle, non abbia previsto fin dall'inizio almeno uno o due alloggi realmente accessibili alle persone con disabilità.
Negli ultimi anni il turismo accessibile è cresciuto enormemente. Sempre più persone con disabilità scelgono il campeggio perché desiderano vivere la natura, praticare attività all'aria aperta, fare sport "sprint", condividere momenti con gli altri ospiti e non rinunciare a un'esperienza autentica. Ma vivere la natura non significa rinunciare ai confort che ci sono utili per ragioni patologiche. L'accessibilità non è un lusso, bensì un requisito essenziale di qualità.
Nel mio caso il problema è emerso fin dal primo giorno. Per sopperire all'assenza di un bagno accessibile all'interno dell'alloggio, mi è stata consegnata la chiave di un bagno pubblico dedicato alle persone con disabilità. Ho accolto la soluzione con entusiasmo, convinta che almeno avrei potuto gestire in autonomia le mie esigenze quotidiane. Purtroppo, una volta aperta la porta, ho trovato il locale completamente occupato da materiale ancora da montare. Ho immediatamente segnalato la situazione alla reception e mi è stato risposto che avrebbero preso nota del problema. Ho pensato che il mattino successivo tutto sarebbe stato risolto.
Sempre il primo giorno, però, ho avuto anche un'esperienza positiva che merita di essere raccontata. Avevo un estremo bisogno di gonfiare le gomme della carrozzina, completamente a terra — una situazione anche pericolosa, perché rende la carrozzina instabile e molto più pesante da spingere. Mi sono recata al box dove affittano le biciclette e organizzano escursioni in barca e ho trovato due ragazzi molto gentili che mi hanno aiutata subito. Non solo: mi hanno anche detto che, se il giorno dopo mi fossi accorta di avere una gomma bucata, mi avrebbero cambiato la camera d'aria. Un gesto semplice, ma di grande attenzione e disponibilità.
Due giorni dopo sono andata in piscina. Entrare e uscire dall'acqua, per chi vive una grave disabilità motoria, può richiedere un piccolo aiuto fisico. Il bagnino, pur con educazione, ha lasciato intendere di non sentirsi di prestare alcun supporto, probabilmente per timore di eventuali responsabilità. Comprendo perfettamente che esistano procedure interne e questioni assicurative, ma qui non si trattava di effettuare un sollevamento complesso o di sostituirsi a un operatore sanitario. Sarebbe bastato collaborare con mia madre, che da tutta la vita conosce perfettamente le modalità con cui movimentarmi in sicurezza e avrebbe fornito ogni indicazione necessaria. Alla fine abbiamo provato a cavarcela da sole, finché due infermiere, ospiti del campeggio, hanno osservato la scena e si sono offerte spontaneamente di aiutarci. Grazie alla loro sensibilità, e alla compagnia delle loro famiglie, quella che poteva diventare un'esperienza molto dura soprattutto per mia madre si è trasformata in un bellissimo momento di condivisione. A loro va il mio più sincero ringraziamento, perché hanno dimostrato che l'inclusione nasce prima di tutto dalle persone.
Terminato il bagno in piscina, avevo naturalmente bisogno di fare una doccia. Abbiamo aperto nuovamente la porta del bagno accessibile e la situazione era identica al primo giorno: ancora pieno di materiale, ancora inutilizzabile. Confesso che in quel momento la frustrazione ha preso il sopravvento. Siamo tornate in reception, dove abbiamo ricevuto risposte vaghe e poco rassicuranti. Abbiamo aspettato invano il manutentore, finché mia madre è riuscita a fermare personalmente tre operai che lavoravano nella struttura. Con grande gentilezza ha spiegato il problema; loro si sono immediatamente scusati e hanno provveduto a liberare il bagno. Solo allora ho potuto finalmente fare una semplice doccia.
Nonostante le difficoltà, grazie al nostro spirito di adattamento — seppur con fatica — siamo comunque riuscite a trovare un nostro equilibrio e a vivere alcuni momenti positivi durante il soggiorno. Questo però non dovrebbe essere necessario: una vacanza non dovrebbe richiedere continui compromessi per poter essere vissuta con serenità.
Un altro episodio positivo è avvenuto l'ultimo giorno. Durante le ore notturne, quando le sbarre erano chiuse, mia madre stava faticando per farmi passare dall'altra parte. Un uomo della security, vedendo la scena, è letteralmente corso ad aiutarla. Non solo ci ha dato una mano concreta, ma ha anche detto che avrebbe riferito che sarebbe effettivamente necessario prevedere un passaggio pedonale accessibile. Dopo l'aiuto abbiamo avuto anche una piacevole conversazione. È stato un gesto spontaneo che ha fatto davvero la differenza.
Questa vicenda mi porta a una riflessione più ampia. Una struttura che ambisce alla classificazione di cinque stelle dovrebbe offrire standard qualitativi elevati sotto ogni aspetto. A mio avviso, però, il livello complessivo dei servizi oggi non corrisponde a tale categoria. Nel bungalow non sono presenti televisione, forno, forno a microonde, Wi-Fi, un numero adeguato di prese elettriche né un servizio di pulizia durante il soggiorno. Mancano inoltre un'area fitness, un'offerta più ricca di giochi d'acqua e spazi wellness come idromassaggi. Sono aspetti che, singolarmente, possono apparire secondari, ma nel loro insieme incidono sull'esperienza complessiva degli ospiti.
Ancora più importante è il tema dell'accessibilità. Il diritto alla piena partecipazione delle persone con disabilità trova fondamento nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia con la legge 3 marzo 2009, n. 18. L'articolo 9 della Convenzione impone agli Stati di adottare misure adeguate affinché le persone con disabilità possano accedere, su base di uguaglianza con gli altri, agli edifici, ai servizi e alle strutture aperte al pubblico. Anche gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione italiana richiamano il principio di uguaglianza sostanziale e il dovere della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano la piena partecipazione alla vita sociale.
L'accessibilità non può limitarsi a una rampa d'ingresso o a un bagno teoricamente dedicato. Significa progettare servizi realmente utilizzabili, prevedere alloggi accessibili, formare il personale, predisporre procedure chiare per l'assistenza in piscina e considerare le persone con disabilità non come un'eccezione, ma come normali clienti.
Il Camping Bella Italia Sardinia è una struttura appena rinata, giovane e ancora in fase di sviluppo. Proprio per questo scelgo di vedere questa esperienza non soltanto come una critica, ma come un'opportunità di miglioramento. Mi auguro sinceramente che la proprietà investa nella realizzazione di bungalow, case mobili o tende pienamente accessibili, che completi i servizi mancanti e che trasformi l'accessibilità in uno dei punti di forza del villaggio. Sarebbe un segnale importante non solo per le persone con disabilità, ma per tutte le famiglie che desiderano scegliere una struttura moderna, inclusiva e realmente aperta a tutti.
Perché un campeggio immerso nella natura può essere davvero a cinque stelle solo quando ogni persona, indipendentemente dalla propria condizione, può vivere la vacanza con la stessa libertà, la stessa autonomia e la stessa serenità.
