Brasile, Lula rieletto: due Paesi divisi tra ricchezza, povertà e diritti sociali

26.10.2026

Il Brasile ha scelto il proprio futuro, ma il risultato delle elezioni presidenziali del 25 ottobre 2026 restituisce l'immagine di una nazione profondamente divisa. Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto per un quarto mandato con il 51,79% dei voti, contro il 48,21% di Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro. Una vittoria che conferma la persistente contrapposizione tra differenti visioni economiche, sociali e culturali del Paese.

Per comprendere questa frattura basta osservare due realtà territoriali emblematiche. Nel ricco Stato meridionale del Rio Grande do Sul, quinta economia brasiliana, sorge Nova Pádua, cittadina fondata da immigrati veneti alla fine dell'Ottocento. Qui, tra vigneti tramandati di generazione in generazione, piccole proprietà agricole e una forte identità comunitaria, Flávio Bolsonaro ha ottenuto il 90,56% dei consensi. Il Rio Grande do Sul rappresenta circa il 6% dell'economia nazionale e nel 2025 registrava un PIL pro capite superiore del 12,3% alla media brasiliana. Un territorio nel quale una parte consistente dell'elettorato si riconosce nelle posizioni conservatrici e nella tutela degli interessi economici locali.

All'estremo opposto troviamo il Nord-Est, storicamente segnato da povertà e disuguaglianze strutturali, dove Lula ha conquistato tutti e nove gli Stati. A Guaribas, nel Piauí, il presidente rieletto ha raggiunto il 91,11% dei voti. Non è una località qualsiasi: proprio qui, nel 2003, Lula avviò simbolicamente il programma Fome Zero, destinato a contrastare la fame attraverso interventi di sostegno alimentare e inclusione sociale.

Le testimonianze raccolte nel servizio televisivo Brasile: due paesi raccontano trasformazioni concrete: famiglie che hanno conquistato maggiore sicurezza alimentare, scuole che hanno aperto opportunità precedentemente impensabili e donne che hanno potuto imparare a leggere e scrivere grazie all'istruzione pubblica. Particolarmente significativa è la testimonianza di una donna che ha completato gli studi superiori soltanto quattro anni fa. La riconoscenza verso Lula è talmente radicata che un abitante arriva ad affermare: «Subito dopo Gesù Cristo, per noi c'è Lula».

Il significato di queste politiche supera la dimensione elettorale. L'articolo 3, inciso III, della Costituzione brasiliana del 1988 individua tra gli obiettivi fondamentali della Repubblica l'eliminazione della povertà e la riduzione delle disuguaglianze sociali e regionali. Gli articoli 6 e 205 riconoscono, rispettivamente, i diritti sociali fondamentali, tra cui alimentazione e istruzione, e il diritto all'educazione quale responsabilità dello Stato e della famiglia.

Naturalmente, ridurre le preferenze elettorali alla sola condizione economica sarebbe semplicistico. Identità culturali, sicurezza, valori e aspettative individuali contribuiscono a orientare il voto. Tuttavia, il caso brasiliano dimostra quanto l'accesso effettivo ai diritti sociali possa incidere sul rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

La rielezione di Lula assume inoltre una rilevanza internazionale, a pochi giorni dalle elezioni statunitensi di metà mandato del 3 novembre, che rappresenteranno un passaggio politico significativo per la presidenza Trump.

Il Brasile resta dunque una democrazia attraversata da profonde divisioni. La sfida del nuovo mandato non sarà soltanto governare dopo una vittoria elettorale, ma conciliare sviluppo economico, coesione sociale e pluralismo democratico. Perché una democrazia non si misura esclusivamente attraverso la libertà di votare, ma anche attraverso la possibilità concreta di esercitare i propri diritti fondamentali.

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