Affitti brevi a Trieste: studenti senza casa e stanze sempre più care

A Trieste il problema degli affitti per gli studenti universitari sta assumendo i contorni di una vera questione sociale. Secondo i dati riportati dalla TGR Friuli Venezia Giulia, nell'ultimo anno l'offerta di stanze singole è diminuita del 19,7%, mentre la domanda è cresciuta del 28,8%. Il prezzo medio di una singola ha raggiunto i 369 euro mensili, con un incremento del 16,7% in appena dodici mesi. Ancora più significativo è il confronto di medio periodo: secondo l'Unione degli Universitari, tra il 2020 e il 2025 il costo medio di una stanza singola a Trieste è cresciuto del 31%, mentre quello di una doppia è passato da 328 a 430 euro.
Dietro questi numeri vi è un problema che va oltre il mercato immobiliare. Per uno studente fuori sede, riuscire a trovare un alloggio economicamente sostenibile rappresenta spesso la condizione concreta per poter frequentare l'università. L'articolo 34 della Costituzione stabilisce che «la scuola è aperta a tutti» e riconosce ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Quando il prezzo dell'abitazione diventa incompatibile con le risorse familiari, il diritto allo studio rischia dunque di rimanere formalmente riconosciuto ma materialmente inaccessibile. A questo si aggiunge il principio di uguaglianza sostanziale sancito dall'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini.
Una delle cause indicate nel caso triestino è la progressiva espansione delle locazioni turistiche e degli affitti brevi. Il fenomeno non deve essere demonizzato: mettere a reddito un immobile costituisce espressione della libertà economica e del diritto di proprietà, tutelati dagli articoli 41 e 42 della Costituzione. Ma la proprietà privata, proprio secondo l'articolo 42, deve essere disciplinata anche in funzione sociale. Quando in determinate zone una parte consistente dell'offerta abitativa viene sottratta alla locazione residenziale stabile, le conseguenze possono ricadere sugli studenti, sui lavoratori e, più in generale, su chi deve realmente vivere in città.
Sul versante universitario esistono già strumenti specifici. L'articolo 5 della legge n. 431 del 1998 prevede i contratti di locazione destinati agli studenti universitari, mentre il D.M. 16 gennaio 2017 disciplina gli accordi territoriali e i contratti transitori per questa categoria. La legge n. 338 del 2000 ha inoltre previsto interventi statali per gli alloggi e le residenze degli studenti universitari. Tuttavia, come emerge anche dal quadro triestino, i posti disponibili nelle residenze non sono sufficienti rispetto alla domanda e gli strumenti economici di sostegno non riescono a raggiungere tutti gli studenti.
Anche l'Unione europea sta intervenendo. Dal 20 maggio 2026 è applicabile il Regolamento (UE) 2024/1028, che introduce una disciplina comune sulla raccolta e sulla condivisione dei dati relativi alle locazioni di breve durata, imponendo nuovi obblighi alle piattaforme e rendendo più agevole per le autorità pubbliche conoscere la reale consistenza del fenomeno. Non stabilisce, però, un divieto europeo degli affitti brevi: il suo obiettivo principale è creare maggiore trasparenza e fornire alle amministrazioni dati affidabili sui quali costruire le politiche abitative.
Proprio in questi giorni, inoltre, è in discussione a livello europeo un ulteriore intervento nell'ambito delle politiche per l'abitazione accessibile, che dovrebbe consentire maggiori margini d'azione nelle aree caratterizzate da particolare pressione abitativa. Si tratta però, allo stato, di una proposta ancora destinata al confronto istituzionale: non di una normativa già definitivamente approvata.
La risposta, a mio avviso, non dovrebbe essere una contrapposizione semplicistica tra proprietari, turisti e studenti. Serve piuttosto una regolazione proporzionata: conoscere quanti immobili vengono effettivamente destinati agli affitti brevi, individuare le aree nelle quali esiste una reale emergenza abitativa, aumentare le residenze universitarie e incentivare fiscalmente chi sceglie contratti stabili o destinati agli studenti.
Trieste è una città universitaria e sempre più internazionale. Proprio per questo dovrebbe evitare che studiare qui diventi un privilegio riservato a chi può permettersi affitti sempre più elevati. Il diritto allo studio non si tutela soltanto nelle aule: comincia dalla possibilità concreta di avere un luogo dignitoso e sostenibile nel quale vivere.
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